L’occasione di Profumo
Se è vero che – come il Foglio va dicendo da qualche tempo – il governo tecnico sembra essere potenzialmente in grado di fare riforme che per svariati motivi i governi politici non sono riusciti a portare a termine, viene spontaneo sperare che l’annuncio del maxi concorso per l’assunzione di trecentomila docenti da parte del ministro dell’Istruzione Francesco Profumo sia solo il primo passo verso una riforma seria della scuola italiana.
5 AGO 20

Se è vero che – come il Foglio va dicendo da qualche tempo – il governo tecnico sembra essere potenzialmente in grado di fare riforme che per svariati motivi i governi politici non sono riusciti a portare a termine, viene spontaneo sperare che l’annuncio del maxi concorso per l’assunzione di trecentomila docenti da parte del ministro dell’Istruzione Francesco Profumo sia solo il primo passo verso una riforma seria della scuola italiana. Senza modificare determinate procedure, infatti, il solo concorso sposterebbe il problema del “cambio generazionale” di qualche anno, senza incidere sull’unico tema che andrebbe affrontato per sbloccare il sistema: il reclutamento. A oggi le scuole devono reclutare i propri docenti attraverso una graduatoria (non una lista) di abilitati: in questo modo però non possono effettuare scelte di merito sulla composizione del corpo docente e sul piano formativo (semmai accade il contrario, con i docenti in testa alla graduatoria che possono decidere dove insegnare).
E’ necessario scardinare l’idea del docente nazionale che va bene per tutte le scuole e che viene assegnato a tutte le scuole con metodi burocratici, permettere agli istituti (riuniti in reti) di scegliere il personale in base al proprio progetto e di essere valutati in modo oggettivo. Il concorso e basta perpetua l’idea che fare il docente sia un diritto che si acquisisce con il tempo, anche a dispetto delle proprie qualità. Il ministro Profumo ha una grande occasione: da tecnico che non deve pensare alle prossime elezioni, portare a compimento un progetto di autonomia scolastica che fino a oggi è rimasto lettera morta.